Giovedì 23 Febbraio 2012, h 11:00
Con le mani di Dio
Nell’handicap fisico, la scoperta dell’amore paterno di Dio
Novara, Liceo Castelli
» Mostra mappa
Testimonianza
Relatori: Emmanuela Cagnola; Emma Gola
Moderatore: Paolo Usellini
A cura di: Comitato per il Progetto Passio
» Ciclo: Alla ricerca del Padre. Giovani in dialogo sull’essere padri, tra compiti, valori e simboli (Provincia di Novara)

VIDEO


AUDIO


DESCRIZIONE

PRESENTAZIONE

È nata senza mani, ma è stata salvata dalle mani di Dio. Emmanuela Cagnola, giovane donna ugandese, ha raccontato la sua vita e la sua storia, giovedì 23 febbraio, agli studenti del Liceo Sociale “Castelli” di Novara, nel primo incontro della sezione “Giovani e scuole” del progetto Passio 2012, intitolato “Con le mani di Dio. Nell’handicap fisico la scoperta dell’amore paterno di Dio”. Accanto a lei, la mamma adottiva Maria Gola, che l’ha accolta nella sua famiglia, provvedendo alla sua crescita e istruzione. È una storia non comune, e segnata dalle difficoltà, quella che Emmanuela narra ai giovani, intervistata dal giornalista Paolo Usellini. Nata priva di braccia, è destinata alla morte da una cultura – quella del suo villaggio africano – che vede nella sua malformazione una maledizione che grava sulla comunità. È una comboniana – suor Maria Silvia Pisetta – a estrarla ancora viva dal barile pieno d’acqua in cui il padre l’ha gettata nel tentativo di affogarla. È lei che la affida alle cure di una famiglia italiana – quella di Maria Gola –, che la adotta e si prende cura di lei, fino al raggiungimento della piena autonomia. Un video mostra ai ragazzi come Emmanuela riesce a compiere le attività di cucina, pulizia domestica e igiene personale necessarie alla vita di ogni giorno, servendosi dei piedi con disinvoltura e abilità. Immagini di vita “ordinaria” e “straordinaria” al tempo stesso. Ma ciò che c’è di autenticamente straordinario – e che affascina e conquista i ragazzi del “Castelli” – è la gioia semplice e profonda che traspare dal suo sguardo e dalle sue parole: “Nascere senza braccia mi ha permesso di vivere una vita migliore di quella che avrei avuto in Uganda, anche se fossi stata normale. Non concepisco un altro modo di vivere, e la mia conformazione fisica non mi ha impedito di realizzare i miei sogni. Vivo da sola, guido, ho viaggiato molto, nuoto, scrivo e dipingo e mi sono diplomata come stilista. Senza l’aiuto del Signore, della mia famiglia e degli amici non ci sarei riuscita. La mia vita è stata normale e nessuno mi ha mai trattato in modo diverso. Ho sempre trovato le mani degli altri pronte ad aiutarmi. Per me il senso della vita sta nel godere delle piccole gioie quotidiane, vivendo ogni attimo come dono di Dio”.