Venerdì 02 Marzo 2012, h 11:00
Scuola: istruzioni per l’uso
Dialogo sul senso della scuola, vista “da dietro ai banchi”
Novara, Liceo scientifico A. Antonelli
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Conferenza
Relatore: Massimo Diana
A cura di: Comitato per il Progetto Passio
» Ciclo: Alla ricerca del Padre. Giovani in dialogo sull’essere padri, tra compiti, valori e simboli (Provincia di Novara)

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DESCRIZIONE

PRESENTAZIONE

Il relatore propone ai ragazzi di impostare il dibattito a partire da un dialogo socratico. Il celebre Socrate partiva dal presupposto che nessuno sa tutta la verità ma ciascuno ha dentro di sé un pezzetto di verità, solo mettendo insieme i pezzi si delinea una verità più grande. In base a questa immagine la scuola dovrebbe essere – non luogo della sapienza calata dall’alto – ma piuttosto luogo in cui ciascuno porta il suo singolo contributo.

L’altra importante idea è che oggi la scuola non deve più prestare tanta intenzione ai prodotti ma ai processi. Finché c’è il compito in classe trattengo qualcosa, poi dopo va via tutto e viene sostituito da altro. Allora l’importante non è il prodotto ma il processo: questo fa rimanere qualcosa che poi aiuta ad affrontare la vita.

Diana propone ai giovani la visione di due spezzoni di celebri film francesi riguardanti la scuola: “Le coriste” e “La Classe”. Nel primo film ci si può rendere conto del modello educativo di un tempo spesso basato sulla costrizione e sulle minacce: pur essendoci un maestro che tenta di avere uno stile diverso. Nel secondo film, il professore chiede a ciascun alunno che cosa ha imparato durante l’anno. Tutti dicono di aver appreso qualcosa, tranne una ragazza scoraggiata che dice di non aver imparato nulla: con lei il professore cerca di fare un ragionamento volto ad incoraggiarla.

Dopo il filmato, il relatore propone alcune regole per impostare un dialogo socratico:

  1. Si parla sempre in prima persona, importante il riferimento alla propria esperienza personale
  2. Non si discute: le affermazione dell’altro vanno accolte senza pregiudizi
  3. Non si fanno interpretazione sostitutive (stile psicologo)
  4. La differenza di vedute è cosa buona perché arricchisce la visione globale
  5. La tentazione alla distruttività deve essere messa da parte.

Una delle ragazze sottolinea la scena in cui il maestro del primo film, al posto di portare il bambino dal direttore, gli affida un compito all’interno della classe (sostitutivo della punizione). Il relatore incoraggia i ragazzi ad esporsi sul loro punto di vista circa le critiche mosse attualmente alla scuola.

Riprendendo la scena appena citata, il relatore sottolinea la positività di una proposta che annulla l’aspetto più punitivo. C’è poi un’altra attenzione del maestro: è quella di non proporre lui ma di far parlare i ragazzi. La scuola sottolinea Diana, può preparare anche perfettamente alla professione ma nel giro di pochi anni questa preparazione diventa già inadeguata. Bisogna allora che ci sia una scuola che ti educhi ad imparare di continuo. Forgiare dunque una mentalità che sappia essere flessibile davanti ai nuovi e rapidi cambiamenti. Si comincia sempre nel conoscere se stessi, capire i propri sogni e le proprie aspirazioni. Dicevano i greci che gli Dei ci hanno dato due orecchi e una bocca: perché noi potessimo ascoltare il doppio e parlare la metà.

Il secondo film che abbiamo visto è una denuncia fortissima nei confronti della scuola. Quei ragazzi hanno imparato poco e male: quel poco che sanno lo hanno appreso in ambienti extra scolastici. La domanda è se questo non avvenga anche per i giovani che vivono oggi a Novara.

Esce dal dibattito con i ragazzi l’importanza del “need for competence”, il bisogno di sperimentarsi sulle proprie competenze. Importante è la scuola per essere meno dei “burattini”: una persona con più cultura è meno manovrabile, è meno burattino. Nelle grandi dittature, i sudditi sono sempre stati tenuti ignoranti. La libertà nasce dall’avere una maggiore consapevolezza del mondo in cui siamo.

Una ragazza pone la questione che la questione principale è che non c’è molto dialogo in classe: gli insegnanti anzi esprimerebbero una certa saccenteria. Un’altra giovane mette in evidenza che il passaggio dalle medie alle superiori, avviene in una fase della vita in cui il giovane non è ancora pronto a fare scelte vitali.

Le abilità che dovrebbe avere l’insegnante: sapere bene la propria materia e saperla insegnare, avere un’abilità comunicativa e relazionale. Occorre apprendere le abilità comunicative, uno non nasce con questa abilità innata. Il vecchio concorso prevedeva solo una prova contenutistica sulla materia, il nuovo ordinamento prevede di approfondire anche le abilità comunicative.

Sebastian sottolinea anche che lo scopo dell’insegnante dovrebbe guardare ad un “obbiettivo finale”: oltre a spiegare la propria materia puntare ad una crescita complessiva della maturità umana. Don Alberto sottolinea che d’accordo che l’insegnante deve  puntare alla maturità globale, detto questo però c’è materia e materia, per alcune è più facile condividere e far ragionare uscendo anche dallo stretto programma.

Ci si domanda anche cosa intendiamo per “maturità” e quali siano i criteri per riconoscere quando si può dire che una persona sia adulta e responsabile. Responsabilità vuol dire sapere che ogni scelta che si fa ha delle conseguenze. Circa la finalità della scuola: si può dire che essa apra la possibilità al desiderio. Occorre una scuola che sappia suscitare il desiderio: da “”sidera” (stelle) chi ha un desiderio ha dentro di sé il cielo. Se io non ho nessun desiderio non so dove andare, dove dirigermi. La scuola dovrebbe aiutare ciascun giovane a trovare il proprio desiderio: poi ciascuno potrà trovare il proprio modo di riconoscere questo desiderio. Il tipo di scuola che avremo dipende anche dal tipo di impegno che ciascuno metterà nel quotidiano: sta a ciascuno avere la virtù fondamentale che è quella del coraggio. Ciascuno ha dentro un  eroe che va risvegliato ed assecondato!