Domenica 11 Marzo 2012, h 21:00
“Venga il tuo regno”
Quando, dove, come e perché?
Novara, Battistero paleocristiano
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Incontro di riflessione
Relatore: don Silvio Barbaglia, docente di Scienze bibliche
Voce: Lucilla Giagnoni, attrice e interprete
Propone: Comitato per il Progetto Passio

DESCRIZIONE

PRESENTAZIONE

"Venga il tuo Regno"

Con Giagnoni e Barbaglia nel Battistero di Novara

«Penso che il re è anche lui un uomo, come me... Se gli togli di dosso le sue pompe, nudo è un uomo come tutti gli altri... L'obbedienza del suddito è del re; ma l'anima del suddito è del suddito». Le parole di Enrico V, che Shakespeare ritrae aggirarsi in incognito nel campo dei suoi uomini pronti alla battaglia, aprono domenica 11 marzo il terzo appuntamento dedicato, nel Battistero di Novara, alla riscoperta del Padre nostro con don Silvio Barbaglia e Lucilla Giagnoni. "Venga il tuo regno" è infatti l'invocazione messa a tema in questo incontro. Ma di quale regno parla Gesù nell'insegnare a pregare a suoi discepoli? Il re di Israele, secondo le Scritture, è innanzitutto Dio. E poi il suo "messia", l'uomo consacrato re del popolo con la solenne unzione rituale, che Davide riceve dal profeta Samuele. Ma "unto" nel greco antico dei Vangeli si dice "Christos", l'appellativo con cui Gesù in essi è appunto riconosciuto come il messia, colui che compie la profezia rivolta a Davide dal profeta Natan: "Il Signore annuncia che farà a te una casa. Io susciterò un tuo discendente... e renderò stabile il suo regno... Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio". Sono parole di speranza scritte nei tempi bui dell'esilio di Israele a Babilonia, per ricercare nel passato ragioni per credere a un riscatto nel futuro. Un riscatto che si compie finalmente con Gesù, e si rivela quand'egli è battezzato da Giovanni sulle rive del Giordano, secondo il racconto dell'evangelista Matteo: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui mi sono divinamente glorificato", dice infatti una voce dai cieli, finalmente riaperti a lasciar scendere la Parola e lo Spirito di Dio sulla terra di Israele, in cui da tempo tacevano i profeti. Ma egli non è il messia vittorioso che Israele si attendeva, capace di riscattare le sue sorti con la forza della armi. Gesù prende una strada difficile da capire sia per la gente, sia per chi – come i discepoli – lo segue da vicino. Una strada che entra in rotta di collisione con la dottrina e il potere dei maestri e sacerdoti di Isralele, che in lui vedono un nemico e un profanatore della religione. Così Gesù, il santo e il giusto per eccellenza, è paradossalmente messo a morte e maledetto come il peggiore dei peccatori, mentre sulla croce si affida fiducioso all'abbraccio di quel Dio che ha insegnato a chiamare con il nome di "abbà", papà. Ma il primo giorno dopo il sabato – continua il racconto di Matteo – il suo sepolcro appare vuoto alle donne che si vi si recano all'alba. "Non è qui, è risorto", annuncia un angelo. Ed è Gesù stesso ad annunciare ai discepoli, che lo incontrano risorto in Galilea,"Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". La glorificazione del Padre, annunciata nel battesimo, si è compiuta nella sua morte in croce. E Dio è glorificato – qui e ora –, da chi nella sua vita imita Gesù e il suo esempio di messia "contro corrente". Il modello del credente è così incarnato da Maria, colei che accetta in sé il compiersi segreto del suo regno: "Io sono la donna di Dio, Colui che ha baciato le carni della mia stoltezza col fuoco del suo Amore" – canta per lei la poetessa Alda Merini. "E da oggi – conclude il vescovo mons. Brambilla – nel pregare "Venga il tuo regno", pensando a queste parole il nostro sguardo sarà diverso".