Martedì 13 Marzo 2012, h 21:00
Miscelarsi. Una via italiana per l’integrazione
Dall’accoglienza all’integrazione, in una società multietnica e multiculturale
Novara, Auditorium Mons. Aldo Del Monte
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Talk Show
Esperto: Bruno Ducoli, presidente del Centre de Rencontre et de Ressourcement di Gargnano - Brescia
Educatore: Marco Parisi, vicedirettore Caritas Novara
Testimone: Carolina Cardenas, sindacalista
Commento musicale: Roberta Zacheo, arpa
Conduce: Alessandro Zaccuri, giornalista
A cura di: TV2000; Comitato per il Progetto Passio

VIDEO




DESCRIZIONE

PRESENTAZIONE
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Miscelarsi: un'unione senza confusioni

Ducoli, Parisi e Cardenas protagonisti del terzo talk show di Passio dall'Auditorim Aldo Del Monte

"Unire senza confondere, distinguere senza separare". È il traguardo – ambizioso – dell'integrazione tra popoli e culture che padre Bruno Ducoli indica al pubblico raccolto dell'Auditorium "Aldo Del Monte" di Novara del Seminario di Novara per il terzo dei talk show "Buona vita! Le sfide dell'educazione", condotto dal giornalista Alessandro Zaccuri e dedicato, martedì 13 marzo, al tema "Miscelarsi. Una via italiana per l'integrazione". Ospiti, oltre a Ducoli – fondatore e presidente del Centre européen de rencontre et ressourcement di Gargnano (Brescia) – i novaresi Marco Parisi, vice direttore Caritas, e Caterina Cardenas, immigrata dal Perù e sindacalista Cgil, per fare il punto sul processo di accoglienza e integrazione degli stranieri nella società italiana, che il documento programmatico dei vescovi per il decennio pastorale 2010-2011 "Educare alla vita buona del Vangelo" addita come uno dei nodi problematici fondamentali dell'attuale contesto culturale. "Di fatto l'integrazione si scontra – afferma Cardenas – con i molti pregiudizi sugli stranieri alimentati dai media, che suscitano timori per lo più ingiustificati. È fondamentale perciò rifuggire dai luoghi comuni e verificare attentamente le notizie, per ponderarle con spirito critico". Ma molta strada resta da percorrere anche sul fronte legislativo e istituzionale, che, prosegue Cardenas "mortifica in un totale asservimento ai datori di lavoro le riserve di energie e creatività che i migranti offrono al bene del Paese. Concedere la cittadinanza ai figli nati in Italia da immigrati sarebbe in tal senso un doveroso atto di civiltà". Un impegno di civiltà in cui la comunità cristiana, spiega Parisi, è chiamata a essere protagonista di "un dialogo con i migranti che deve andare oltre il mero dato economico e utilitaristico, per stabilire con essi relazioni umane autentiche, che ci provochino anche a riscoprire il significato delle nostre tradizioni culturali e del nostro sistema di valori". Perché "scoprirsi e valorizzarsi è la migliore premessa per una crescita comune che permetta di superare i difetti e i vuoti inevitabilmente insiti in ogni cultura" – afferma Ducoli, forte dell'esperienza di 35 anni spesi sul fronte educativo a servizio della comunità degli italiani emigrati in Belgio: "Grazie al mio impegno, ho compreso che le differenze tra culture non debbono essere azzerate, assimilando gli stranieri alla cultura dominante, e neppure segregate, creando comunità separate e indipendenti. Occorre invece realizzare un dialogo interculturale che nell'incontro tra culture valorizzi le differenze per l'utilità comune". Un obiettivo che è necessario perseguire – conclude Ducoli – "affinché le frontiere, cicatrici della storia, non penetrino nei cuori e nelle anime, ma si dissolvano, nella scoperta della fraternità della comune condizione umana".