Giovedì 29 Marzo 2012, h 21:00
Una spiritualità della ragione e degli affetti: Teresa di Lisieux ed Edith Stein
Novara, Chiesa parrocchiale di San Martino
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Incontro di riflessione
Relatore: don Gianni Colombo, docente di Liturgia
Lettura dei testi: Fondazione Persona
A cura di: Vicariato di Novara
» Ciclo: I Padri e i Maestri della Chiesa (Novara)

DESCRIZIONE

PRESENTAZIONE

Teresa, la santa dell'amore esposta a tentazioni "moderne"

"Basta riconoscere il proprio nulla per essere abbracciati da Dio". Così don Gianni Colombo, docente di liturgia presso il seminario diocesano di Novara, presenta Santa Teresina di Lisieux, beatificata nel 1923 da Pio XI e patrona di Francia insieme con Giovanna D'Arco, giovedì 29 marzo, presso l'oratorio San Martino di Novara, nell'ultimo incontro del ciclo di Passio dedicato ai "Padri e Maestri della Chiesa" e intitolato: "Una spiritualità della ragione e degli affetti: Teresa di Lisieux". "La presenza di Dio nella sua dimensione di Padre ha sempre una presenza importante nella vita di Teresa" – spiega don Colombo. "Il buon Dio si è compiaciuto di circondarmi di gioia", dice Teresa già a quattro anni di età. E Teresa non fa mai in vita sua nulla che sia contrario alla volontà di Dio, e in lui trova sempre conforto e forza. La notte di Natale del suo tredicesimo compleanno si sente chiamata dal Padre, e decide di entrare nel Carmelo. Non per ritrovare la sorella maggiore – già entrata nel Carmelo – che le ha fatto da mamma, dopo che la madre e morta per un tumore al seno, quando lei aveva quattro anni. Ma per Gesù. E il 19 aprile del 1889 Teresa varca così la soglia del Carmelo, a soli quindici anni, e da subito decide di volere diventare "sorella dei peccatori", dopo avere visto un'immagine di Gesù Crocefisso, dalle cui mani il sangue sgorgava finendo sulla terra, invece che essere raccolto da calici. Teresa si fa carico dei loro peccati: "Devo stare ai piedi della croce per raccogliere il sangue del Redentore e donarlo agli altri". "Nella sua breve vita (muore a ventiquattro anni di tisi) Teresa anticipa il dramma del nostro secolo – afferma don Gianni – vivendo un periodo di crisi religiosa in cui sente la mancanza di Dio, sfiora l'ateismo, pervasa dal timore della morte e del vuoto che avverte al di là di essa". È in questo periodo che conosce quella che lei stessa chiama "il suo nulla": "sono in un tunnel buio – scrive in una lettera – ma non sbatto sulle pareti perché c'è una mano amica che mi guida". La sua fede non l'abbandona anche quando cade in una seconda tentazione, quella di vedere in Dio una sorta di "tappabuchi" utile a risolvere i problemi lasciati aperti dalla ricerca scientifica e dal progresso tecnologico. Ma Teresa si risolleva da questo dubbio affermando, con la risolutezza dei santi: "Credo perché voglio credere!". Un anno prima della morte Teresa capisce che il suo posto all'interno della Chiesa è stato e sarà quello di essere amore, amore per il prossimo e per il peccatore. E poco prima di morire saluta il mondo dicendo: "Io cado nelle braccia di Dio. Io vi amo. mio Dio, vi amo!".